La miniera di lignite di Buonacquisto

La vecchia miniera di lignite di Buonacquisto
La miniera di lignite di Buonacquisto, nella frazione di Arrone, fu per decenni un pilastro economico della Valnerina. Avviata nella seconda metà dell’Ottocento grazie alla scoperta di giacimenti facilmente accessibili e alla crescente domanda di combustibile, si sviluppò rapidamente attirando società private che investirono in infrastrutture. La lignite, usata soprattutto per la produzione di energia, trovò largo impiego nelle industrie locali e divenne risorsa strategica durante il periodo autarchico e la Seconda guerra mondiale, quando la produzione raggiunse picchi notevoli, fino alla chiusura forzata del 1943 a causa del fronte bellico. Con il dopoguerra e l’affermazione di fonti più efficienti come petrolio e gas naturale, l’attività mineraria perse progressivamente importanza fino alla chiusura definitiva nel 1957, che segnò la fine di un’epoca per la comunità. Le tecniche estrattive, a cielo aperto o in galleria, prevedevano l’uso di strumenti manuali e, in seguito, di strutture metalliche per sostenere le gallerie; il trasporto del materiale, inizialmente affidato a muli, fu poi potenziato con ferrovia Decauville e piani inclinati. Accanto all’estrazione si sviluppò anche la produzione di calce, avviata nel 1939 con una fornace alimentata dalla stessa lignite, rimasta attiva fino al 1957. Oggi l’area è stata riconvertita nel Parco Minerario Valentino Paparelli, che valorizza la memoria industriale attraverso percorsi didattici, sentieri escursionistici e la visita ai resti delle strutture, offrendo al tempo stesso collegamenti naturali verso la Cascata delle Marmore e il lago di Piediluco. La vicenda di Buonacquisto, insieme a quelle delle miniere di Ruscio e Vicchiagnone, testimonia come un patrimonio legato al lavoro e all’energia del passato possa trasformarsi in risorsa culturale e turistica per il futuro.
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