San Gemini

San Gemini

PROVINCIA: Terni

WEB: sito istituzionale

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San Gemini è il borgo dell’acqua. La sua origine è incerta, ma probabilmente è legata allo sviluppo del vicino municipium romano di Carsulae, oggi importante sito archeologico. Potrebbe però trarre origine dalla romana Casventum di cui parla Plinio il Vecchio: si sa per certo come il sito dove poi sorgerà il centro medievale non sia stato privo di insediamenti, come dimostrano i resti di una domus romana decorata con pavimentazioni a mosaico, le cisterne ipogee rinvenute nell’ex Complesso monastico di Santa Caterina o, ancora, il monumento funerario di epoca romana chiamato oggi, per la sua forma, Grotta degli Zingari. Il suo nome deriva dal monaco siriano Yemin, vissuto nel IX secolo e grande benefattore della popolazione locale che la cittadina assunse a suo patrono (Santo Gemine).

Il borgo appare menzionato per la prima volta nell’atto di fondazione dell’Abbazia di San Nicolò dell’anno 1036. Nel 1119 figura come gastaldato del Comune di Narni; successivamente diventa libero Comune, poi nel 1530 è ceduto come feudo agli Orsini da Papa Clemente VII; gli Orsini, a loro volta, nel 1722 la cedono alla famiglia Santacroce per 13.500 scudi; nel 1781 Pio VI conferisce a San Gemini il titolo di città. La sua fama mondiale inizia nel 1889 grazie alle sue preziose acque minerali, particolarmente indicate per i bambini e gli anziani.
Potrebbe essere definita il borgo delle acque anche per le vicine Cascate delle Marmore: fiumi e ruscelli attraversano un territorio ricco di profumi e colori, dove è possibile un lento vivere, fatto di passeggiate per antichi chiostri, vicoli caratteristici e scalinate che si aprono su palazzi, chiese e piazze. Il tour – piacevole e rilassante – parte da Piazza San Francesco, cuore del paese, che collega la parte più moderna al nucleo più antico, arroccato sulla sommità del colle.
Sulla piazza principale si affacciano la Chiesa di San Francesco, dove il Santo di Assisi soggiornò nel 1213, e il settecentesco Palazzo Comunale che ha sostituito Palazzo Vecchio o Pretorio come sede del Comune. Alla destra di quest’ultimo c’è la trecentesca Torre Esperia, che conserva ancora l’originaria campana delle adunanze forgiata nel 1318 dal Mastro Matteo da Orvieto.

Sul lato sinistro di piazza San Francesco invece troviamo la Fontana Gemine Astolfi, costruita nel 1884 dallo scalpellino Orazio Armili di Narni. Da qui si può raggiungere l’Arco di Porta Romana e Piazza del Duomo, con il Palazzo Santacroce (oggi albergo) e il Duomo di San Gemine, che risale al periodo tardo gotico: venne ricostruito tra il 1817 e il 1847 a opera dell’ingegnere Livoni, avvalendosi dei consigli dello scultore Antonio Canova, in soggiorno a San Gemini nel palazzo che oggi porta il suo nome (Palazzo Canova).

Oltre al già citato sito archeologico di Carsulae, di epoca pre-romana – dove si vedono la zona del foro con i resti di una basilica e di due templi gemelli, un teatro, un anfiteatro e un arco detto di San Damiano – è consigliata anche una visita al Museo Laboratorio di Scienze della Terra-GeoLab, un laboratorio interattivo ideato da Piero Angela in cui i visitatori possono apprendere le scienze della Terra e le dinamiche del Pianeta.

Con la Giostra dell’Arme – rievocazione storica che ha luogo tra fine settembre e inizio ottobre – il borgo invece torna indietro nel tempo con sfide, cortei e taverne. Vale la pena vedere anche l’Infiorata (giorno del Corpus Domini): le strade sono cosparse di figure decorative realizzate con i fiori. Si può anche partecipare alle iniziative culturali estive tra cui i festival di musica classica e non solo.

Ultimo consiglio: a San Gemini bisogna bere l’acqua omonima e mangiare i piatti tipici locali, tra cui i famosi picchiarelli con sugo piccante.

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